Categoria: Lavoro

Sulla Legge di Bilancio, pensioni e “quota 100”

Riporto in toto uno studio minuzioso di Roberto Brambilla sulle nuove regole contenute nel maxiemendamento alla Legge di Bilancio 2019.

Un articolo che illustra il nuovo sistema assistenziale introdotto per legge ma già diffuso da decenni dai governi d’ispirazione comunista; ora, con la nuova Legge, si è aggiunta la pretesa che questa, creerebbe “posti di lavoro”. La sciagurata logica statalista dei “penta stellati”, mirata a ingigantire il debito pubblico a tutti i costi, è uno scriteriato pretesto politico e non una misura utile al mondo del lavoro; altro che meritocrazia e senso del dovere! Il futuro dei nostri giovani (se l’avranno) sembra già fatalmente compromesso.

 

Editoriale di Roberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, su il punto Pensioni & Lavoro del 20.12.2018. Inserto sul giornale di gennaio 2019 n° 27 di PersoneSocietà – della Confartigianato ANAP di Roma.

Nel nostro paese, nel 2018, sono in pagamento circa 23 milioni di prestazioni pensionistiche, di cui beneficiano circa 16 milioni di pensionati, il che vuol dire che ogni pensionato percepisce 1,433 pensioni (quasi un assegno pensionistico e mezzo a testa). Sul totale delle prestazioni in pagamento poco più di 8 milioni (il 35%) sono pari a 1 il minimo (circa 508 euro al mese per 13 mensilità): di queste, quasi 6 milioni (il 75%) sono totalmente (circa 2 milioni) o parzialmente (4 milioni) assistite e finanziate dallo Stato attraverso la fiscalità generale (cioè, nella pratica, da chi paga le imposte). Tra 2 e 3 volte il minimo ci sono altre 10,65 milioni di pensioni (il 46%); da 3 a 4 volte il minimo ce ne sono altre 2 milioni; in totale fanno 20,62 milioni su 23 milioni totali (90%).
Per avere una pensione al minimo bastano 15 anni di versamenti contributivi su un normale stipendio contrattuale. Significa quindi che in 66 anni di vita questo 75% di pensionati non ha versato nemmeno questi contributi e non ha pagato quindi un euro di tasse; pochi contributi e imposte anche per quelli fino a 2 volte il minimo. Si tratta di un numero di pensioni molto alto se si pensa che nei paesi Ocse il tasso fisiologico dei soggetti “sfortunati” per motivi psicofisici o dipendenti da eventi particolari non supera il 10/12% degli aventi diritto.
In questi paesi i controlli fiscali contribuiscono, peraltro, a contenere questo fenomeno eliminando gran parte delle elusioni fiscali e contributive e riducendo il livello di economia illegale, che Istat stima per l’Italia pari al 13% del PIL (210 miliardi di euro circa). Secondo altre istituzioni, questo valore potrebbe arrivare addirittura fino al 25% del PIL. Con il maxiemendamento alla legge di bilancio per il 2019, è stata proposta una modifica al meccanismo di indicizzazione delle pensioni che prevede la rivalutazione completa solo per i trattamenti fino a tre volte il minimo. Il governo del cambiamento ha proposto una delle peggiori e bizantine indicizzazioni in termini di equità: rivalutazione del 100% dell’inflazione (1,1% l’incremento sulle pensioni per il 2019) per il 18,67 milioni di pensioni fino a 3 volte il minino (1.524 euro lordi) di cui, come abbiamo visto, un terzo sono totalmente o parzialmente assistite. I percettori di queste prestazioni fanno parte del 44,92% di italiani che in totale pagano solo il 2,8% dell’Irpef totale (cioè nulla). Sulle pensioni frutto di contributi realmente versati, i più fortunati sono quelli che prendono tra 4 e 5 volte il minimo, la cui pensione verrà rivalutata non per scaglioni (come avviene per la progressività fiscale) ma sull’intero importo al 52% tra 5 e 6 volte il minimo, al 47% tra 6 e 8 volte, al 45% tra 8 e 9 volte, e al 40% oltre le 9 volte; in pratica metà inflazione. Questi pensionati rientrano nel “club” del 4,36% di contribuenti che versano il 36,52% di tutta l’Irpef; aggiungendo anche i pensionati tra 4 e 5 volte il minimo, la cui rivalutazione è pari al 77% dell’inflazione, si arriva al 12,09% di contribuenti che però versano il 57,11% di tutta l’Irpef. Supponendo un’inflazione media dell’1,1% e un periodo di fruizione della pensione di 20 anni, la riduzione dell’indicizzazione 2019 al 50% è pari a una decurtazione del potere d’acquisto di 0,5% l’anno che, capitalizzata, porta la riduzione a fine periodo a oltre il 12%. A questa perdita si assommano quelle del biennio successivo.
Ma la guerra ai pensionati non finisce qui; infatti per quanti percepiscono assegni superiori a 100.000 euro lordi l’anno (circa 60 mila euro netti l’anno, non proprio dei nababbi) è pure previsto, per la durata di 5 anni, un taglio lineare delle pensioni (si veda tabella 1). «L’operazione è stata presentata come una riduzione della parte di pensione non coperta da contributi – puntualizza Brambilla – ma in realtà come evidenziato dall’Approfondimento a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali sul ricalcolo delle pensioni oltre i 4.500 euro netti al mese, è un taglio senza alcuna logica. Infatti, le pensioni maggiormente avvantaggiate dal metodo retributivo, come dimostrato anche da uno studio di Stefano Patriarca, sono quelle intermedie fino a 3.500 euro. Stiamo cioè parlando di pensionati che fanno parte di quel 4,36% di contribuenti che mantengono il restante 46% della popolazione (a proposito, per quest’ultimo gruppo, con riferimento ai costi della sola sanità, occorrono circa 50 miliardi l’anno a carico di redditi e pensioni definite dai gialloverdi “d’oro”)».
Infine, se è vero che oltre il 60% delle prestazioni assistenziali che godono della rivalutazione totale e potrebbero addirittura beneficiare dell’incremento relativo alle cosiddette “pensioni di cittadinanza”, sono pagate al Sud, lo è altrettanto che circa il 70% delle pensioni tagliate e poco indicizzate stanno al Nord. Il grosso rischio della “guerra delle pensioni” e delle pensioni di cittadinanza, è quello di aumentare le pensioni basse e assistenziali, i cui maggiori beneficiare sono spesso “furbi”, elusori ed evasori, persone che sfruttano il lavoro nero e foraggiano l’economia illegale. Anziché premiare il senso del dovere, dello Stato e il merito, assistiamo a un trasferimento forzoso di risorse da lavoro, a assistenza e da Nord a Sud: un ottimo risultato per la Lega (ex Nord). Con un costo per la collettività e per lo sviluppo del paese, spaventoso.

Due anziani che vengono invitati ad andare a lavorare

Riforma pensionistica
Immagine tratta da lasvolta2017.com

Nelle due tabelle sottostanti; a confronto la situazione di oggi e l’ipotesi Berlusconi.

Tabella situazione pensionistica

Tabelle che confrontano la situazione di oggi e l’ipotesi Berlusconi

 

Traggo da “La voce di Trieste” un articolo sulla drammatica, quanto tenace resistenza, di questa gloriosa città per far valere i suoi diritti calpestati dai governi italiani che si sono succeduti nei vari decenni. Molto importante aprire i LINK; in particolare quello del Memorandum di partenariato-Italia-Cina.

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Segue l’articolo originale: Trieste: accordo illegittimo dell’Autorità Portuale con China Communications Construction Company (29 marzo 2019). La Voce di Trieste tratto da https://www.lavoceditrieste.net/2019/03/29/trieste-accordo-illegittimo-dellautorita-portuale-con-china-communications-construction-company

Trieste: accordo illegittimo dell’Autorità Portuale con China Communications Construction Company.

Il 26 marzo 2019 la International Provisional Representative of the Free Territory of Trieste – I.P.R. F.T.T. ha inviato al Governo italiano amministratore una nota ufficiale di protesta per l’accordo firmato a Roma il 23 marzo con China Communications Construction Company – CCCC dal Presidente dell’attuale Autorità Portuale di Trieste, Zeno D’Agostino dopo la firma del Memorandum d’intesa Italia – Cina.

La nota di protesta (LINK) precisa i motivi di illegittimità assoluta dell’accordo firmato dall’Autorità Portuale, e chiede al Governo italiano amministratore di assumere i provvedimenti necessari al ripristino della legalità nella gestione del Porto Franco internazionale e del porto doganale dell’attuale Free Territory of Trieste. In caso contrario, la I.P.R. F.T.T. intende attivare tutte le difese legali necessarie.

Il Memorandum d’Intesa Italia – Cina

Il 23 marzo 2019 Italia e Cina hanno firmato a Roma il preannunciato «Memorandum d’intesa tra il Governo della Repubblica Popolare Cinese sulla collaborazione nell’ambito della Via della Seta economica e dell’Iniziativa per una Via della Seta marittima del 21° secolo» (LINK).

Le materie di cooperazione concreta previste dal Memorandum sono i trasporti, la logistica e le infrastrutture – inclusi i porti, le ferrovie e le strade – l’energia e le telecomunicazioni, anche per quanto riguarda la libertà degli investimenti e delle partecipazioni finanziarie pubblici e privati, le concessioni e gli appalti.

Le cooperazioni previste non riguardano perciò il normale flusso reciproco delle merci, ma il controllo delle infrastrutture portuali, di trasporto e di comunicazione della penisola italiana e della Sicilia che hanno valenza economica e strategica primaria per l’Europa e per gli equilibri strategici euro-atlantici e mediterranei.

I rischi strategici conseguenti sono determinati dalla debolezza politico-economica dell’Italia e dall’enorme potere di pressione che la R.P.C. può esercitare per espandere la propria sfera d’influenza economica, politica e militare oltre i limiti di equilibrio con gli U.S.A. e con la Russia. Le preoccupazioni e le contrarietà internazionali sono perciò perfettamente fondate.

La pericolosità economica e strategica concreta dell’operazione è stata infatti confermata dal contenuto di alcuni degli accordi principali firmati a Roma immediatamente dopo il Memorandum, ed in particolare da un accordo illegittimo sui collegamenti ferroviari del porto di Trieste.

Il ruolo strategico del Free Territory of Trieste

Il Governo italiano non ha infatti alcun diritto di consentire ad imprese ed investitori di Stato della R.P.C. di ottenere anche il controllo delle infrastrutture portuali e ferroviarie strategiche dell’attuale Free Territory of Trieste, dove esercita un mandato fiduciario di amministrazione civile provvisoria che gli è stato sub-affidato dai Governi degli USA e dal Regno Unito quali amministratori primari per conto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

L’11 marzo 2019 la International Provisional Representative of the Free Territory of Trieste – I.P.R. F.T.T. aveva perciò inviato al Governo italiano una prima nota ufficiale di protesta, riguardante l’inclusione illegittima del Porto Franco internazionale e del porto doganale di Trieste nelle trattative politico-economiche in corso tra Italia e Cina, riservandosi tutte le necessarie difese (LINK).

Natura e limiti giuridici del Memorandum

Il Memorandum italo-cinese del 23 marzo è stato redatto nella forma di una dichiarazione bilaterale d’intenti che non costituisce accordo internazionale da cui possano derivare diritti ed obblighi di diritto internazionale, né obblighi giuridici, finanziari o impegni, e dovrà essere interpretato in conformità con le rispettive legislazioni nazionali, con il diritto internazionale e, per quanto riguarda l’Italia, con gli obblighi derivanti dalla sua appartenenza all’Unione Europea.

Il Memorandum d’Intesa, quale atto bilaterale, e gli accordi concreti conseguenti non possono perciò coinvolgere legittimamente Paesi terzi, qual’è l’attuale Free Territory of Trieste che i Governi di Stati Uniti e Regno Unito hanno sub-affidato all’amministrazione civile provvisoria del Governo italiano ed alla difesa militare della NATO. Per questo motivo, Trieste ha anche la funzione di base navale degli U.S.A. e della NATO.

L’accordo illegale su Trieste

I limiti giuridici del Memorandum d’intesa sottoscritto dai Governi italiano e cinese sono stati violati con la firma successiva di un «Accordo di cooperazione fra Autorità di Sistema Portuale del mare Adriatico Orientale – Porti di Trieste e Monfalcone e China Communications Construction Company (CCCC)» // «Cooperation agreement between the Port System Authorities of the Eastern Adriatic Sea – Ports of Trieste and Monfalcone and China Communications Construction Company (CCCC)», che riguarda lo sviluppo ed il controllo delle ferrovie di collegamento del Porto Franco internazionale e del porto doganale di Trieste (LINK).

L’accordo è stato preparato e sottoscritto da Zeno D’Agostino, funzionario italiano imposto nel 2015 da politici del PD come Presidente dell’Autorità Portuale italiana di Trieste, che è un organo provvisorio illegittimo perché opera in sostituzione del legittimo Direttore del Porto Franco che il Governo italiano sub-amministratore ha l’obbligo di nominare in esecuzione dell’art. 18 dell’Allegato VIII del Trattato di Pace con l’Italia del 1947 (LINK).

Il Presidente dell’Autorità Portuale italiana di Trieste non aveva e non ha perciò il potere di predisporre, firmare od eseguire quel genere di accordi, e quale funzionario del Governo italiano sub-amministratore ha l’obbligo giuridico di impedire che qualsiasi Stato prenda il controllo delle infrastrutture portuali e ferroviarie dell’attuale Free Territory of Trieste e del suo Porto Franco internazionale.

L’accordo firmato da Zeno D’Agostino consentirebbe invece agli investitori di Stato della R.P.C. di assumere il controllo delle ferrovie necessarie allo sviluppo delle aree del Porto Franco internazionale delle quali essi tentano di assumere il controllo acquistando quote e beni di società private alle quali lo stesso D’Agostino garantisce concessioni a lungo termine secondo leggi portuali italiane inapplicabili a Trieste.

Zeno D’Agostino è inoltre il Presidente del consorzio COSELAG, che si prepara a vendere agli investitori di Stato della R.P.C. le aree industriali necessarie per costruire uno dei due nuovi scali ferroviari che diverrebbero di loro proprietà.

Lo stesso presidente dell’Autorità Portuale illegittima, Zeno D’Agostino, consente inoltre all’attuale sindaco del Comune di Trieste, Roberto Dipiazza, di occupare il Porto Franco Nord con interventi provatamente illegittimi per decine di milioni di euro a danno patrimoniale del Comune e dell’Autorità Portuale, che ha perciò l’obbligo giuridico di impedirli.

La legalità è divenuta necessità strategica

Si può quindi affermare che in questo modo la gestione attuale del Porto Franco internazionale del Free Territory of Trieste sub-affidato all’amministrazione civile del Governo italiano ha raggiunto in questo modo livelli di illegalità intollerabili e senza precedenti.

E che dopo l’accordo illegittimo firmato il 23 marzo tra Zeno d’Agostino ed investitori di Stato della R.P.C. il ripristino della legalità nell’attuale Free Territory of Trieste è divenuto una necessità strategica di rilievo internazionale.

I.L.

 

Sul Memorandun d’intesa Italia-Cina pesano come un macigno tre fatti: 1°) La totale disinformazione riservata ai cittadini; 2°) La fretta dimostrata nel voler concludere un accordo di dubbia convenienza per un’urgenza solo politica dei penta stellati; 3°) Il Memorandun, detto in modo esplicito, è un tentativo, neppure troppo velato, di intromettersi nei settori chiave (comunicazioni, ferrovie, porti e aeroporti e ben altro) del nostro indebitato paese, con la RPC che spinge a tutto vapore per espandersi, forte del suo enorme potere economico-politico.

La Cina conta circa un miliardo e 400 milioni di abitanti e un bisogno insaziabile di energia ma soprattutto di super-tecnologie per produrre lavoro, per cui deve investire in altri paesi per acquisire territori, scambi e “materiale umano”. Si tratta di un progetto difficile da sviluppare, particolarmente in Europa, per il modello di mercato RPC non libero ma sotto il super-controllo del governo comunista. È una questione molto complessa, che va esaminata e discussa con la nuova Europa nascente, in modo aperto e non con sciocche, quanto improvvide dichiarazioni del nostro Presidente del Consiglio G. Conte. Bisogna tenere ben presente una regola: chi investe in un’azienda per trarre profitto, ne diventa comproprietario.

Il partenariato.

Questa forma di “partenariato” è completamente diversa di quella di triste memoria del 1974 con la Lega Araba; essa voleva impadronirsi di grandi porzioni di territorio per investire le sue enormi ricchezze ma soprattutto ampliare la sua sfera religiosa per islamizzare gli abitanti secondo i principi coranici.

Un particolare che riguarda la Cina che può sembrare banale ma non lo è affatto; si trova proprio nella formazione dei giovani.

Il governo cinese guarda lontano e prepara all’uopo milioni dei suoi giovani, i quali forse non giocano a calcio e non hanno la “Juventus” (per fortuna loro) e non sono perditempo come i nostri.

Orbene; gli inglesi hanno “portato” in Cina un gioco al biliardo che si chiama Snooker.

Si tratta di una vera disciplina che impegna il giocatore a conoscerne bene le regole, i comportamenti e lealtà verso gli avversari e una vera etica sportiva. Richiede lunghi allenamenti al Club, studio di tattiche per le centinaia di combinazioni al tiro e precisione nel colpire la biglia.

È una sorta di gioco a scacchi ma molto più dinamico per i movimenti attorno al grande tavolo. Ebbene, in pochi anni nella grande Cina si sono aperti oltre 5.000 (cinquemila) Club e scuole che insegnano questa disciplina. Oggi capita che decine giovani di 17 anni vincano partite su esperti campioni quarantenni del Regno Unito; tra l’altro, i tavoli da gioco sono costruiti nella stessa Cina, che ha conquistato il mercato globale.

Sono molti anni che seguo con la famiglia questo magnifico gioco sui canali di Eurosport, perché la RAI trasmette nelle sue reti, sino alla nausea, partite di calcio, portando in auge tale gioco quale “sport” nazionale per eccellenza. Non è per niente così; conta circa il 35/40% di appassionati e non è più “sport” ma fabbrica di malaffare, imbrogli, produce violenza, portando inevitabilmente ad azioni delinquenziali, ed è, a tutti gli effetti, il “5° Stato”, in quanto Lega autonoma intoccabile.

Belt and Road: frase impropria che significherebbe “La nuova via delle seta”, è comunque espressione dai contenuti piuttosto oscuri. Si tratta di un grandioso progetto partito dalla Cina già nel 2013 per creare rapporti politici e trattative con oltre sessanta paesi dell’Africa, Asia ed Europa. Si tratta di un partenariato minutamente studiato per concorrere e influenzare, con allettanti finanziamenti, le strutture dei trasporti di terra, mare e cielo nei paesi con politiche deboli come l’Italia.

Cartina raffigurante

Cartina raffigurante “La nuova via delle seta”
Immagine tratta da eurolinkgeie.com

Partenariato è un termine dai significati funesti per l’Italia e richiama tutto il paese al ricordo di quello sottoscritto dal prode Romano Prodi con la Lega Araba nel non troppo lontano 1974.

In ottemperanza di questo “accordo” abbiamo, oggi, centinaia di migliaia di extracomunitari abusivi che vivono sulle spalle degli italiani con costi enormi, non rimborsabili, in nome di un vergognoso mercimonio umano che il padre della cristianità don Francesco chiama, con una faccia di bronzo che non ha eguali, “solidarietà”. Nel frattempo gli arabi hanno acquistato interi isolati in grandi città del Nord.

Una precisazione: l’allora Presidente del Consiglio Romano Prodi (1996/1998), nel 1999 era anche Presidente della Commissione Europea.

Riporto qui parte di un mio articolo del 2012 sull’argomento e già pubblicato tempo addietro nel BLOG.

Nel 1974, quando si era tenuta a Lahore la II° Conferenza Islamica, presenti tutti i potenti del mondo musulmano, si erano tracciate le linee di una politica Islamo-araba di portata internazionale, tanto che “Il Segretario generale della Conferenza Islamica Muhammad Hasan ‘al-Tuhāmi parlò di uno stato islamico che avrebbe cercato di diffondere l’islām anche nei paesi non musulmani”.

Specificato nello “Statuto degli Stati Arabi” (il comma b), tra le altre norme, illustra in modo chiaro che:«…nel 1964 è stato formato il Consiglio Arabo per L’unità Economica dei 12 Stati membri della Lega. Gli obiettivi di questo Consiglio includono, fra gli altri, l’inizio delle azioni per creare un mercato comune arabo, allo scopo di garantire la libertà di movimento e transito d’individui, capitali e beni, così come la libertà di ottenere lavoro e acquisto di proprietà ».

L’ambizioso progetto prendeva concretamente corpo nei decenni successivi anche attraverso il DEA, divenuto lo strumento decisivo del successo di questo progetto di partenariato.

“Questi programmi sono stati entusiasticamente accolti, applicati e recepiti da leader, intellettuali e attivisti europei, non solo, ma anche elargendo cospicui finanziamenti ai palestinesi e ai Fratelli Musulmani per creare le loro ramificazioni in tutta l’Europa occidentale”.

L’avventata e imprudente politica di partenariato capeggiata dalla Francia, aveva volutamente allontanato dell’Europa dagli Stati Uniti, sottovalutando in modo improvvido la jihād.

In seguito l’Europa aveva cercato, francamente senza convinzione, di estraniarsi dalla jihād attuando un’ambigua politica che l’aveva portata a una sorta di collusione con il terrorismo internazionale accusando gli Stati Uniti e Israele di alimentare i movimenti jihadisti.

L’Europa filo-arabo-islamica aveva continuato la sua politica di sottomissione e a quanto risulta, beneficiando in un solo decennio la Lega Araba di oltre 10 (dieci) miliardi di dollari; il tutto portato avanti con icastico impegno dal Presidente di turno Romano Prodi. Una vera follia, tenendo conto che questo denaro sarebbe servito per ben altro a casa nostra, o altrimenti utile a mitigare gli effetti dell’attuale grave crisi (siamo nel 2012). Altro fatto inconcepibile di questa storia è avvenuto nel  1994 con il conferimento-farsa del “Nobel per la pace” a Jasser Arafat, nonché il 19 febbraio 1999, su iniziativa del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, veniva nominato lo stesso Arafat “Cavaliere di gran Croce, decorato di gran cordone dell’Ordine al merito della Repubblica italiana”, un segno dell’ambiguo servilismo dei politici italiani verso un patriota palestinese abilissimo in politica; un pacifista che circolava con il mitra sottobraccio e sospetto colluso con il terrorismo.

Il 10 febbraio 2012 una notizia ammutoliva Torino: era quella di creare nella città “Una sola casa per i musulmani del Piemonte”, in cui i buoni propositi erano di “ Un futuro di convivenza e di pace”, annunciando ai piemontesi la nascita della “Confederazione Nazionale”, la quale si porrà quale “Interlocutore dello Stato italiano”, chiedendo inoltre il riconoscimento della religione islamica. Tutto questo succedeva mentre Torino e il Piemonte vivevano una tremenda crisi politica e di lavoro; in quel periodo Sindaco di Torino era il comunista Piero Fassino, succeduto all’altro comunista Sergio Chiamparino.

Ritornando al 19 gennaio Il “Fatto Quotidiano” scriveva:« Torino ha finito i soldi. Le casse di Palazzo Civico sono vuote, e sui cittadini sabaudi grava un debito che l’anno scorso è salito a 4,5 miliardi di euro, record assoluto in Italia. In questi giorni la giunta Fassino ha approvato il bilancio previsionale 2012. Non è stata una passeggiata, non soltanto per il fuoco di sbarramento dei 30mila emendamenti al testo posti dall’opposizione Pdl-Lega, ma soprattutto perché la grana dei derivati non ha certo consentito ampi margini di manovra. In più bisognava tentare il rientro nello «stupido» Patto di stabilità, come l’aveva definito Fassino alla fine dell’anno scorso.

La Relazione previsionale programmatica redatta da Domenico Pizzala, influente collaboratore dell’assessore al Bilancio Gianguido Passoni, parla chiaro: «Gli oneri finanziari derivanti dall’indebitamento […] condizionano in parte il bilancio comunale. Tale condizionamento tenderà ad aumentare se non continuerà una incisiva e adeguata politica di contenimento della spesa e di dismissioni patrimoniali». Due obiettivi che, stando ai numeri contenuti nel documento, appaiono difficili da realizzare…»

Eppure Torino continua a essere un contenitore arabo-islamico e fintanto che al comando della Regione Piemonte ci sarà un Presidente come Sergio Chiamparino, detta Regione rimarrà inchiodata al passatismo e a iniziative miranti a un’accoglienza esasperata di gente extracomunitaria mantenuta con costi spaventosi (circa un paio di mesi fa è stata tolta ai migranti la gratuità ai contraccettivi; persino quelli erano gratis), denari estorti al mondo del lavoro con effetti, in tale congiuntura sfavorevole, di alimentare la continua emorragia delle imprese e dei giovani.

L’attuale “guerra libica”.

Nella cruda realtà è una finta guerra ma con veri, poveri morti e non per migliorare la condizione di cittadini e di tribù libiche o africane; si tratta di una guerra di convenienza  In questo conflitto il petrolio conta poco, ci sono altri motivi, appunto di convenienze e di profitti più facili; attraverso la ripresa del moderno schiavismo criminale (gli scafisti), o mercimonio umano, con un numero spaventoso di africani, libici compresi, spinti alla fuga (si parla di circa un milione di persone). Potentissimi magnati, politici e militari africani sono i burattinai senza scrupoli che tirano le fila di questo funereo teatro creato all’uopo nello scacchiere libico. “La questione libica” è una vecchia storia all’italiana: la lunga guerra di “conquista” 1911- 1931, recentemente ancora nel 2011, nella guerra contro Muammar Gheddafi, con il governo Berlusconi che voleva intervenire a fianco dei francesi, i quali gli scaricarono tutte le responsabilità che in realtà erano del presidente Napolitano detto “emerito” solo perché comunista (sempre loro), ma senza alcun merito e molti demeriti.

Le cosiddette “guerre di convenienza” esistono da secoli; in particolare nelle vecchie monarchie. Poche o molte migliaia di morti servivano per giustificare scambi, acquisizioni di territori e financo di Stati. Le monarchie si accordavano senza andare troppo per il sottile sul numero delle perdite umane. Ecco un esempio fra mille; l’intervento piemontese nella guerra di Crimea (1853 – 1856), è stato uno di quegli accordi “vantaggiosi”, fatti “ al prezzo di qualche migliaio di morti”.

Molto ingenuamente si pensava che oggi, almeno in Europa, la schiavitù fosse storia finita da molto tempo ma stando a quanto succede, credo che per i principali responsabili sia giunta l’ora di fare i conti con processi pubblici che infliggano condanne severe e inappellabili.

16 aprile 2019

                                                                                                                                 Carlo Ellena

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Sulla nostra Costituzione e sul “Federalismo”

di Carlo Ellena

La Costituzione italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, è sempre stata un problema, per così dire, “costituzionale” per i suoi intendimenti, influenzata com’era in parte, dalla caduta del sistema collettivistico comunista. Tant’è che era stata pensata in un certo senso, come “provvisoria”, appunto per evitare il modello di comunismo integrale. Le opinioni negative di G. Miglio su questo modello, poggiavano su ragioni storiche solide, motivate da una profonda conoscenza del paese. Infatti, egli credeva fermamente e con ragione, che una buona parte degli italiani avessero una vera vocazione per l’economia collettiva e per lo stipendio pubblico assicurato e garantito dalla forza politica che lo portava in dote quale sistema proprio.

Un modello economico imposto dai russi con metodi non proprio pacifici in Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia. Il P.C. era convinto di un passaggio politico pacifico in Italia, proprio per le ragioni suddette e giungere in modo legale al potere, ovvero, senza usare la forza.  Ma G. Miglio aveva un’opinione ben precisa sui “lati oscuri” di questa nostra Costituzione; era convinto che essa fosse stata creata con un doppio senso. Nel suo insieme, si presentava, in modo formale, con una struttura liberal-democratica ma a uno studio più approfondito, conteneva dichiarazioni di principio atte a essere interpretate in modo da aprire le porte al modello collettivo, ossia il comunismo.

Riassumendo i fatti; nell’attesa degli eventi le sinistre compartecipavano ai vari governi, frenando e impedendo lo sviluppo liberal-democratico della Costituzione.

A fronte di maggioranze filo-liberali, è il caso di dire, “all’italiana”, imbelli e corrotte ma protratte nel tempo; il P.C., poi Quercia, Ulivo, P.D. e altre sigle, consolidava con determinazione la sua posizione, occupando i punti chiave dello Stato, delle regioni, province e città, dimenticando, nella corsa al potere, la vera vocazione popolare del partito. Tutto questo colludere immorale, ha avuto costi tali da impoverire e dissanguare il paese. Colpa da imputare ai colpevoli silenzi e l’indifferenza non solo alle sinistre ma a tutte alle altre forze politiche, complici nell’alternarsi di maggioranze ormai fatte sistema. Ai giorni nostri, le due ultime consultazioni popolari, veramente popolari, vale a dire “fatte dal popolo”, hanno dimostrato il fallimento di una classe politica incapace, pericolosa, che peraltro, con un’arroganza senza pari, arringa in parlamento la nuova maggioranza di Governo, rimescolando e mentendo su tutto ciò che loro stessi, in almeno dieci lustri, hanno fatto. Costoro meriterebbero il trattamento riservato da Luigi Einaudi alle sinistre, che, nel maggio del 1947, ne decise l’esclusione e l’allontanamento dal governo.

A quel tempo il precipitare della situazione con il dollaro a 430 lire e poi a 600, per Einaudi era giunto il momento dell’assunzione diretta di responsabilità di governo e assunse l’incarico di ministro del Bilancio con funzione di vice-presidente del consiglio dei ministri. La sua decisa azione, che l’aveva posto in urto anche con grandi potentati economici, ”riuscì in un anno ad arginare l’inflazione e a stabilizzare la lira”. Ma “questo era un campione della libertà economica e dell’ortodossia finanziaria”, oggi, purtroppo, inesistente nel panorama politico.

Ai giorni nostri, aggiungerei d’istituire, a tempo e luogo, una Commissione d’inchiesta per esaminare l’operato dei governi di sinistra nei decenni passati e i silenzi criminali di tutte le altre forze politiche sui perché della fuga dall’Italia della FIAT. La gente deve sapere.

Per l’Italia, il modello “Federale” è giunto oramai all’improrogabile necessità di realizzazione, onde creare una “divisione dei poteri”, che è l’extrema ratio per bloccare, senza tentennamenti, al dilagare della corruttela, del declino e tragico impoverimento del paese. (Frasi in grassetto da”Luigi Einaudi” di G. Marongiu).

Notare il rapido capovolgimento politico illustrato nelle immagini sottostanti.

(Tratto da: TODAY – Foto del 31 gennaio 2018)

Situazione dell’ITALIA politica nel 2004

 

Situazione dell’ITALIA politica nel 2009

 

Situazione dell’ITALIA politica nel 2014

Come mostra la cartina, nel 2014 e con un incremento negli anni successivi (sino al 2016), il dominio del potere rosso nel paese è stato assoluto; d’altra parte lo era da ben oltre quarant’anni occupando, con i suoi uomini, la quasi interezza dell’apparato-servizi dello Stato, scuole pubbliche comprese, ovvero; i dipendenti pubblici di ogni ordine e grado operanti nei comuni del paese.

 

Segue l’articolo originale: Elezioni politiche, la mappa della nuova Italia post voto (Martedì 6 Marzo 2018). Il Mattino tratto da https://www.ilmattino.it/speciale_elezioni/politiche_18/elezioni_mappa_italia_collegi-3589391.html

 I COLLEGI AL SENATO
Nelle Regioni centrali Lega e Forza Italia sono (quasi) senza rivali. Solo in Toscana il Partito democratico mantiene il primato, anche se di poco. Il Movimento 5 Stelle fa il pieno nelle Marche ma è indietro nel Lazio.
I COLLEGI ALLA CAMERA
In Abruzzo e Calabria il centrodestra frena l’avanzata dei grillini. I territori meridionali vanno a M5S, che ottiene il “cappotto” in sei Regioni. Disastro totale per il centrosinistra: resta all’asciutto al di sotto del Lazio.

 

Le immagini parlano da sole; siamo alla resa dei conti e solo oggi iniziamo a pagare i costi salatissimi dei madornali errori commessi. Le sinistre rosse, in combutta con i burocrati di Bruxelles e i sindacati CGIL, CISL, UIL, veri artefici del disastro italiano, hanno causato la fuga e il fallimento di migliaia d’imprese, creando miseria e disoccupazione, con il risultato di portare i cittadini all’esasperazione, poi esplosa con rabbia, nelle votazioni politiche del 4 marzo 2018, le quali hanno ribaltato in toto l’assetto politico del paese. Un vero “caso” senza precedenti nella storia della Repubblica Italiana. Chi ha pagato e paga i costi altissimi del crollo occupazionale, è il settore dell’artigianato, proprio per la ridotta dimensione delle imprese, le prime ad accusare i contraccolpi delle crisi, com’è successo nell’indotto FIAT piemontese.
L’artigianato (il vero termometro dell’imprenditoria), è sempre stato una vocazione per Piemonte, in particolare Torino e provincia, perché forza propulsiva per il lavoro autonomo: scuola di vita, voglia d’indipendenza, di essere imprenditore, stimolo per l’inventiva; forgiare idee, primeggiare, competere; settore nel quale la meritocrazia è dovere per i migliori. Purtroppo, qualità che si stanno perdendo; la prima è l’idea del lavoro quale fonte di benessere; grave colpa è stata il ribaltamento della “concezione” del lavoro, oramai ridotto a fastidiosa necessità e l’insegnamento con sfondi politici inculcati con metodi subdoli per educare e istruire non giovani pensanti ma burattini incapaci, buoni a fare poco o nulla. Questo ha fatto la Scuola per oltre quarant’anni.

Effetti; il trend per l’artigianato, a partire dal 2007, ha segnato un costante calo, sia nella produzione, sia negli occupati, come si può osservare dai grafici sottostanti.

L’assestamento nel 2017 è fisiologico; è l’attesa per le nuove votazioni politiche.

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STIPENDIOPOLI

Nel nostro BLOG alcun impegno era stato preso per dare un’opinione sulla situazione politica italiana, perché si attendeva una presa di posizione decisa, o almeno qualcosa di simile, dalla nuova Maggioranza ma la situazione a oggi è drammatica, appurato lo sfacelo totale del paese sino a ieri un “blocco rosso”. Si tratta di operare un vero capovolgimento politico, un compito immane  in un periodo storico di transizione, le cui decisioni prese influenzeranno inevitabilmente tutta la politica futura; il Centro Destra ritorni a essere una vera Destra Liberale, la Lega di Salvini non ceda di un millimetro, rifletta con calma, gli avvoltoi sono dietro l’angolo, lo afferma, per esperienze fatte, un ex consigliere comunale quasi ottantenne della Lega. Attenzione al rumorista, ovvero il benemerito Signor Di Maio, nuovo leader di un partito le cui origini (ricordate i sabotatori della TAV in Valle Susa?) erano di estrema sinistra, oggi da che parte stanno?

Tuttavia hanno vinto e su questo non si discute ma essere molto, molto prudenti è d’obbligo. Gli unici a stare sulla scena sono i comunisti del PD, che dal modo col quale il nuovo segretario espone il suo sempiterno sorrisetto canzonatorio, sembra un avvoltoio che attende il suo cadavere. Questa pletora di disperati non ha neppure la dignità di contenersi, riconoscere i loro madornali errori o almeno palesare quello che non possono avere e non hanno mai avuto: il buon senso. Sono e rimangono i pericolosi comunisti italiani.

Non è che Berlusconi ci sia simpatico, tuttavia è sempre e comunque preso di mira come una sagoma da tiro a segno e il sistema abietto con il quale lo hanno tolto di mezzo è, senza ombra di dubbio un Colpo di Stato. Bersagliato da tutti e insultato senza ritegno, una cosa almeno l’ha detta in modo chiaro: che i 5stelle sono fannulloni perditempo all’arrembaggio in un paese dove la gente non sa più chi votare. Ma la gente, una cosa giusta invece l’ha fatta: ha demolito in tronco i demagoghi del PD e guai a coloro chi si permettono di riportarli al governo. Ricordo ai corti di memoria che l’articolo 1 secondo paragrafo della nostra Costituzione afferma in modo incontrovertibile che; “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme nei limiti della Costituzione”. Calpestata e disattesa dagli attuali politici e da molti altri prima, hanno avuto sempre mano libera, perché costoro  usufruiscono dell’immunità parlamentare; non sarebbe ora di toglierla a iniziare dalla Regione Piemonte? Mentre la stessa Regione Piemonte riscopre l’eccellenza artigiana attraverso giovani che allevano alcune mucche, altri che coltivano ortaggi e altri ancora che riescono con tenacia a tenere in piedi le loro aziende; nel frattempo l’emorragia dei posti di lavoro ogni giorno aumenta inesorabilmente con un ritmo spaventoso in tutta l’area  piemontese. Cartiere Burgo; 100 esuberi, un’altra eccellenza andata in malora; l’astigiano ha il record della cassa integrazione, come pure nell’alessandrino e nel biellese . All’ARCA tecnologies di Ivrea e Bollengo si fa di tutto per scongiurare i 103 licenziamenti. E la centenaria eccellenza della Borsalino come finirà? E l’ALITALIA?

Tutto il Piemonte è una sequela di aziende che chiudono o riducono drasticamente gli occupati; ora si cerca di correre ai ripari ma è tardi. Si sogna sul turismo ma è un settore di supporto, sul cibo; sembra che questi pericolosi sognatori siano convinti che l’unico organo pensante dei piemontesi e altri sia il ventre, si sbagliano e ne hanno avuta una ben chiara prova. Ë da vedere come si rimedierà a STIPENDIOPOLI, ovvero, alle decine di migliaia di assunzioni inutili fatte da Renzi e compagni per vincere le elezioni, tutto l’organico dei dipendenti statali dissangua il paese tra scandali e inefficienza.

A questo punto, sono fermamente convinto che l’attuale impostazione politica della Repubblicana sia da cassare, dando spazio a una proposta Federale, peraltro pronta e applicabile con qualche minimo ritocco e alla quale presto o tardi si deve ricorrere; tutto il resto non servirà a chiudere le gigantesche falle nel corpo morente di questo paese.

I giovani? Troppi sono sbandati, inconcludenti e con genitori ignoranti e incapaci. Il sistema c’è, se si vuole veramente ridare a loro una scuola seria, lavoro e speranza; la sicurezza è nel divenire, se veramente l’obiettivo è quello. Ridiamo al paese uomini, non sbandati: urge ripristinare al più presto il servizio militare di leva obbligatorio o almeno un addestramento semestrale per tutti e… non si accettano raccomandati.

Staremo a vedere.

L’ Alpino Carlo Ellena.

 

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Nel totale caos elettorale, la palude Italia affonda nel mar Mediterraneo

Sono pensieri di un semplice cittadino, tralasciando dati statistici, false inchieste, menzogne vergognose, sondaggi truccati, grafici e percentuali gonfiate, che il cosiddetto uomo della strada non comprende ma non ne ha necessità, poiché egli  vive sulla sua pelle l’immane fatica quotidiana per la sopravvivenza.

Qual è in classifica l’attuale Repubblica Italiana? La 2°, la 3° o la 4°, abbiamo perso il conto. Sono ben 103 (centotre, incredibile, ma sarà finita? Ma 5 anni fa erano 219) i simboli presentati dai vari capi di partito. Pseudo politici che fingeranno di accapigliarsi per la scalata ai lauti stipendi, ai privilegi e la preziosa immunità. Quante facce nuove? Quasi nessuna, anche se molte di quelle nuove sono peggiori delle vecchie; e i programmi? Sono un comodo pretesto, un motivo per affrontare nelle piazze (come fanno i battitori da mercato) gli italiani. Sfrontatezza, impreparazione, nessuna visione politica della realtà e arroganza da intoccabili contraddistingue queste ultime generazioni di uomini politici. Costoro presentano programmi elettorali impossibili o copiati quasi di sana pianta da altri di triste memoria, mai realizzati dal punto più importante: il lavoro, quello vero, fatto con mani e cervello e non con parole, calcio, canzonette e banalità simili che da qualche decennio sono la cultura imperante del nostro paese.

 

Il difficile e disagiato rapporto con gli extracomunitari e la fuga da Torino

Prendiamo un esempio che fa testo per il percorso storico che ha seguito: il Piemonte, con Torino Capitale d’Italia, poi capitale industriale, capoluogo della Regione e fabbrica del lavoro per oltre un secolo a tutti gli italiani. La vecchia capitale ha subito, per volontà politiche di ultra-sinistra e in un tempo relativamente breve, la distruzione del suo apparato industriale. La bella Torino è ridotta, oggi, a una malfamata e puzzolente suburra composta da povera gente proveniente dai vari paesi africani e frotte di disoccupati-sfaccendati che non hanno patria. La decadenza della città non è casuale, è stata perseguita con manifesta volontà, sino a essere ridotta a Ente Regionale di carità e ricovero per disperati, mantenuti e coccolati, a scapito dei torinesi e piemontesi che, esasperati di essere, loro malgrado, i pagatori di questo “obbligo d’imposta”, o fuggono, o attendono che chissà, forse qualcosa cambi con le prossime votazioni politiche. Si tratta di una vera e propria fuga, che con questi ritmi, fra pochi anni Torino sarà un sottoprodotto africano; a questo punto ecco risuonare l’eco del fatidico “razzisti!”, dai falsi buonisti ma lo è esattamente al contrario e con cotanta arroganza per cui i piemontesi e torinesi emigrano. In buona parte sono pensionati, mentre molti giovani scelgono il Nord-Nord Est europeo ma anche oltre, per lavorare e trovata un’occupazione se ne vanno con la famiglia.

Alcuni giorni or sono, un amico settantacinquenne, recatosi in visita al Museo Egizio con alcuni parenti, mi ha raccontato un fatto inaudito cui è stato testimone. In coda alla biglietteria, li precedeva una coppia di africani, la quale, fra lo stupore dei presenti, pagava non due ma un solo biglietto, alla domanda dell’amico del perché di tale trattamento la laconica risposta sottotono era: “Disposizioni superiori”, ma non era finita, poiché l’amico chiedeva lo sconto applicato agli ultrasessantacinquenni la risposta era stata: “ Non c’è più, lo sconto è stato abolito”.

Lasciando a parte lo sconto, nella città di Torino il trattamento di favore riservato a questi stranieri è allargato anche nella Sanità e in molte altre strutture comunali di assistenza gratuite.

Il sistema ha un chiaro significato politico: che il cittadino è stato retrocesso in seconda, o terza classe nelle priorità rispetto agli extracomunitari. Non c’è stata mai una direttiva mirata a un sistema di regolamentazione all’entrata in Italia; tutti ma proprio tutti sono passati senza alcun controllo del flusso, tantomeno sanitario. Queste persone usufruiscono di vergognosi, quanto costosi privilegi che la città riserva loro, per cui il cittadino, che da vari anni subisce tali trattamenti e che nonostante il cambio di governo cittadino persistono, lo ripeto, se ne va per non più tornare.

 

La pessima scuola statale e i progetti della Regione Piemonte per le nuove famiglie piemontesi

Cambiare la scuola ritornando al passato.

L’Educazione civica – una materia troppo importante che deve essere ripresa in una legge e inserita com’era un tempo nei programmi scolastici. Materia che il benemerito On. Moro aveva reintrodotto nella scuola ma che dopo la sua morte è ben presto sparita.

La Costituzione italiana deve essere inclusa nell’Educazione Civica. È da seguire l’iniziativa adottata per gli studenti diciottenni nelle scuole di Cuneo d’introdurla nei programmi.

L’educazione sportiva è altrettanto fondamentale per insegnare ai giovani che non esiste solo il “calcio”; oggi non è più sport ma ricettacolo di violenza, volgarità, partite truccate e altri brogli. Lo sport agonistico autentico si può trovare nell’atletica leggera; inoltre fare sport non significa solo divertimento, poiché in questo attributo è insito lo sport stesso, esso è già, di per sé, divertimento e socialità. Mentre nelle scuole elementari torinesi, in modo astutamente perverso s’invitano i ragazzi alla solidarietà e all’accoglienza, non si fa scuola e non s’insegna affatto, si fa già politica dalla prima infanzia, a ragazzi di primo pelo, sfruttando la loro  ingenuità e capacità d’apprendimento. Ben altro trattamento è riservato agli stranieri; con il progetto Petrarca si sono avviati 300 (trecento) corsi di lingua italiana. Notizia tratta dal bollettino regionale d’informazione “Piemonte Newsletter”  n° 2 del 19 gennaio 2018.

Un declino a questo punto irreversibile per la città, che perde la parte migliore, per incamerare miseria e altro di molto peggio ma forse vi sono oscuri motivi che a noi, vecchi piemontesi educati al lavoro, paiono incomprensibili. Cosa realmente significa “innovazione sociale?”; spese improduttive per servizi inutili? Qual è il vero significato?

Riporto parte di un lungo, articolo sulle Politiche Sociali che tutti dovrebbero leggere, apparso sul periodico della Regione Piemonte “NOTIZIE” di Dicembre 2017, dal titolo “Welfare sì, ma con l’innovazione”. Nell’articolo ci paiono invece ben comprensibili alcuni Progetti Territoriali sui quali l’Assessore Ferrero afferma: “Questa prima misura mira a concepire le politiche sociali non come risposta emergenziale ai bisogni espressi dalla collettività ma come la creazione di un processo d’innovazione che consenta di generare un cambiamento nelle relazioni sociali e risponda ai nuovi bisogni ancora non soddisfatti dal mercato o crei risposte più soddisfacenti a bisogni esistenti”. Il bando di “Sperimentazione di azioni innovative di welfare territoriale”, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte del 2 novembre 2017, è rivolto a raggruppamenti composti da soggetti pubblici e privati costituiti e costituenti composti dai seguenti beneficiari: le Ats (Associazioni temporanee di scopo composte da soggetti pubblici), gli enti gestori delle funzioni socio-assistenziali (Distretti della Coesione sociale) e uno o più enti del terzo settore o associazioni di volontariato con sede nel territorio piemontese. La definizione dei Progetti Territoriali e delle loro finalità avviene a livello territoriale nei 30 Distretti della Coesione sociale che devono essere oggetto di una pianificazione integrata che, definendo rapporti strategici, li porti ad essere incubatori di sviluppo locale, sfruttando la ricchezza e la varietà dei settori produttivi, del lavoro, culturali, sociali e ambientali presenti sui territori. L’assessora Gianna Pentenero afferma (tra altre cose) “che attraverso i Distretti si può, ad esempio, realizzare forme innovative di welfare per il contrasto alla povertà, interventi volti a favorire l’inclusione lavorativa di persone con fragilità e misure in grado di contrastare il disagio sociale”.

Attenzione; quest’articolo abbonda di parole ampollose, fumose, che servono per concludere, alla buon’ora, con una dichiarazione d’intenti molto chiara dell’assessora Monica Cerutti: L’opportunità offerta è quella di mettere in campo innovazione nell’ambito sociale che guardi alle trasformazioni della comunità piemontese, che non sono solo il generale invecchiamento, ma anche l’evoluzione delle famiglie, non più composte secondo il modello tradizionale e con una significativa presenza di persone di origine straniera”. La chiusa è determinante: “Il bando ha rappresentato la prima tappa del piano di sperimentazioni per l’innovazioni sociale, che si articola in cinque misure diverse attuate attraverso il Fondo Sociale Europeo e il Fondo Europeo di sviluppo regionale, stanziando risorse complessive per circa 20 (Venti) milioni di Euro. Tutte le azioni dovranno avere un minimo comun denominatore: stimolare progetti sui territori, che dimostrino sostenibilità e replicabilità per promuovere coesione e inclusione sociale”.

Non un commento sulla più grave crisi di lavoro del dopoguerra, si sostiene solo la “coesione e inclusione sociale”. Un Ente Regione che sperpera somme enormi di fondi europei con l’Europa complice, che ignora i cittadini, le loro giuste proteste, le paure per il futuro, ed elargisce milioni per una causa (l’accoglienza italiana agli extracomunitari) oramai già persa e che ha diviso profondamente l’Italia e questa improbabile Grande Patria europea.

Non s’illudano i piemontesi di avere dalla Regione (e dallo Stato) trattamenti migliori, tantomeno un’attenzione particolare per le aziende e il lavoro, non per risorse in denaro, quanto per l’eliminazione dell’elefantiaco apparato burocratico che scoraggia e frena l’efficienza delle imprese supersiti, del commercio e dell’artigianato, il quale ha perso la gran parte dei maestri di mestiere; gli anziani portatori d’esperienza e dell’eccellenza artigiana. Dall’articolo è ben chiaro che la Regione Piemonte è fortemente determinata non solo nell’accoglienza agli extracomunitari (dando loro i corsi d’italiano gratuiti) ma a inserirli sempre di più nel contesto sociale e questo è l’assurdo, nelle famiglie piemontesi, considerando gli stranieri un fatto acquisito, stabile, quali nuovi piemontesi.   

Se i cittadini se ne vanno, è per mancanza di lavoro, di tutela, di buona sanità, di giustizia quale valore etico-sociale e distributiva, si sentono abbandonati, al contrario di quanto è dato gratuitamente a questa gente non per solidarietà ma per turpi interessi politici di questa sinistra, che si abbassa a tutto pur di avere il voto.

Un demagogico e costoso progetto, senza una visione futura, che non salverebbe nulla ma porterebbe il paese, le cui famiglie sopravvivono grazie a ciò che resta dei loro risparmi e delle pensioni degli anziani, al fatale fallimento.

Sotto riporto la parte finale originale dell’articolo interessato.

“Welfare sì, ma con l’innovazione” dal giornale Regione Piemonte “NOTIZIE” del Dicembre 2017

 

(Ampliando l’argomento: quando mai si è chiesto o si è pensato di chiedere, attraverso una consultazione popolare, ai cittadini italiani ed europei, se erano d’accordo di accogliere, non solo un numero adeguato, ma migliaia e migliaia di extracomunitari? Mai, la fiumana di disperati è arrivata violenta, incontrollata, irrefrenabile. Questa è democrazia partecipativa? No, ignorando la democrazia, il passo verso forme di totalitarismo è breve. E non invochiamo il primo e vero Trattato di Schengen, che non centra nulla con l’accoglienza di extracomunitari).

La situazione è gravissima; giungere a questi livelli significa abuso di potere, pura insensatezza, scollamento dalla realtà culturale regionale, depauperazione di ogni valore morale, della stessa dignità di uomini liberi e della nostra memoria storica piemontese e umana. Folle è volere una omologazione improbabile, pericolosa per gli effetti negativi scatenanti e assumendosi, inoltre, responsabilità e ruoli politici che non spettano a niuno, tantomeno a un governo temporaneo della Regione, che enormi guasti ha prodotto, poiché fin già dalle prossime consultazioni italiane del 4 Marzo, molte cose potrebbero cambiare, compreso lo Status gerarchico, certamente non inossidabile, della Regione Piemonte.

 

Ancora sull’istruzione e gli extracomunitari

Ritorno su un punto dolente che duole sempre più, ed è la gravissima mancanza d’istruzione nelle scuole italiane, argomento già trattato ampiamente nel mio BLOG (stracanen.it), che tuttavia persiste come un male pernicioso oramai inguaribile.

Giorni addietro il conduttore di RAI 1 del mattino Franco di Mare, ha mostrato e commentato, con evidente disappunto, una scena tratta dal quiz serale “l’Eredità” condotto da Fabrizio Frizzi.

In verità il quiz è da cassare, si rivela sciocco, senza capo né coda, con domande disordinate da livello 1° elementare, alle quali, troppe volte, il concorrente o la concorrente non sanno rispondere o dicono fesserie del tipo: “In che anno è morto Hitler?” Sul monitor compaiono quattro date, di cui una giusta. Il o la concorrente medita, poi risponde con una risatina: “nel 1974”. Risposte di questo tenore sono anni che le vediamo e ascoltiamo, dando un’immagine pubblica negativa dell’ignoranza italiana e di un infimo livello culturale e d’istruzione in quale che sia la materia; geografia, storia, matematica, letteratura, scienze e via così. Tuttavia, sono invece quasi tutti bene informati su cantanti di musica leggera, canzonette varie e il calcio; comunque il quiz distribuisce denaro che qualche volta premia il o la concorrente che indovina la risposta giusta. A volte capitano concorrenti anche bravi ma purtroppo, sono molto rari.

Inoltre la trasmissione dimostra di considerarsi per pochi, ovvero; i partecipanti, scelti con molta cura, sono in prevalenza studenti o giovani laureati, gli altri più maturi, svolgono professioni “nobili” o occupati in impieghi pubblici e operatori in attività artistiche, rarissimi gl’imprenditori e artigiani. Non ricordo “umili” operai metalmeccanici, o di altro genere, forse, come partecipanti, farebbero sfigurare il quiz, condotto con molto garbo dal signor Frizzi, il quale, commentando una risposta su alcune verdure, aveva usato, chissà perché, l’aggettivo “umile” per un ortaggio come la rapa.

Il quiz, come altri prodotti televisivi frutto dalla nuova RAI al servizio del potere, è uno specchio fedele di com’è malridotta l’Italia in fatto di cultura e istruzione. Tuttavia non è tutta colpa degli italiani, è anche la politica messa in campo in decenni da un modello di sinistra; quella del “tutto facile”, che premia tutti, del diritto assoluto all’eguaglianza, tutti promossi, nella consolidata, utopica pianificazione culturale di chiaro stampo marxista: ovvero, cancellare la meritocrazia, che è discriminazione.

Chiudo l’argomento rilevando che questo flusso continuo d’individui extra-comunitari deve essere fermato a tutti i costi, basta parole. Fermiamo anche questa turpe, ignobile pubblicità sui bambini gravemente ammalati che troppe associazioni pseudo umanitarie sfruttano e mercanteggiano intoccabili, libere di agire. La politica della solidarietà che si beano d’imporci è fallace, non serve; la vera solidarietà va al cuore, non passa attraverso le tasche di politici millantatori e corrotti.

Oggi le scuole sono prematuramente multirazziali, frequentate da bambini e ragazzi che nella grande maggioranza parlano poco e male l’italiano, non conoscono nulla della nostra cultura, che nessuno insegna loro e c’é l’annoso, irrisolto problema della religione. Per tutto questo non sono stati approntati programmi scolastici che normalizzino una situazione che è nella più totale disorganizzazione.

Le politiche degli attuali governanti è “improvvisazione in tutto” e tutto il paese è nel caos più totale. Costoro tappano la bocca agli italiani con gli 80 Euro, opera della monarchica magniloquenza del reuccio signor Renzi e dei suoi compagni che ne fanno un vanto, sbandierandola ovunque. Un insulto vergognoso a un popolo lavoratore che merita tutt’altro rispetto, non la carità.

Urge definire strategie contro queste sinistre e i loro complici, esse non vanno solo sconfitte ma devono essere messe a tacere.

È in ballo il nostro futuro di piemontesi, lombardi, veneti, romagnoli, abruzzesi, emiliani, napoletani, calabresi, siciliani, sardi e così tutt’insieme, ma nella salvaguardia delle nostre diversità in questo straordinario mosaico di culture che fanno unica questa penisola. Italiani, si, ma nel rispetto e la tutela delle nostre lingue, tradizioni e costumi.

 

Il bullismo

Bullismo. Immagine dal Web

 

Sinonimo oramai desueto ma ancora usato in politica per sottovalutare la delinquenza minorile che si trasforma in criminale, con giudici avvezzi a un facile buonismo nel giudicare i colpevoli; le leggi italiane sono rimaste all’epoca della “monelleria”. Usare il “pugno duro” è il minimo che si possa fare nell’attuale, grave situazione di disoccupazione che aggiunta ai migranti crea malavita. Una situazione che ha creato una diffusa sfiducia, è la totale assenza dello Stato nel salvaguardare e proteggere i cittadini, i quali, imbelli di fronte ai delinquenti, se si difendono e sparano, vanno in galera. È invero “l’Ingiustizia applicata”; una nuova laurea. Tutto il macchinoso apparato della giustizia è oramai al collasso, ed è pubblicamente riconosciuto che la troppa, inutile burocrazia blocca i processi per anni ma che nessuno vi ha posto, o non ha voluto porvi, rimedio.

Si tratta di una situazione ingarbugliata, che può avere un’origine bivalente, ovvero: l’errore catastrofico di valutazione nell’abolire il servizio militare di leva, che ha prodotto milioni di giovani, i quali, liberi da quel vincolo, hanno occupato grandi spazi vuoti nelle comunità, in un tempo relativamente breve. E la conseguenza diretta di quell’errore si è rivelata ben presto negativa e fatale per loro e per la società in cui vivono. Il troppo tempo libero senza una gran voglia di impiegarlo con dovizia, pochi controlli e soldi in tasca da spendere; il passo è breve per cedere a  tentazioni e sensazioni proibite e facilmente si arriva alla droga leggera, poi a quella pesante e per molti l’ultimo viaggio. Un’altra terribile piaga sociale che travolge le famiglie.

È imperativo occupare i giovani; si deve ritornare al Servizio militare di leva o a un periodo di Addestramento militare obbligatorio. Una rigida disciplina, conoscenza e pratica delle armi saranno salutari, preparando i giovani a essere buoni cittadini. L’Art. 52 della Costituzione Italiana recita: “La difesa della patria è sacro dovere del cittadino” e prosegue; Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalle legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici. Ecco perché è importante lo studio della Costituzione, che va riproposto a partire dalle scuole.

“Quando c’era una sentinella armata ai confini del paese”

 

Se finalmente apriamo gli occhi, ci ritroviamo in una società malata, che ha smarrito i valori identitari genuini, contagiando genitori, figli e nipoti, in un paese con governanti arretrati, inadeguati, impreparati a riceverli, che li rifiuta, togliendo loro il lavoro, l’istruzione, e la fiducia nel futuro. Tutto è provvisorio, non ci si sposa e non si hanno figli in questo clima d’insicurezza, ecco la scottante verità. Una situazione, di cui la stessa classe politica ne è stata la nefasta e feconda matrice, provocando disastri inimmaginabili in queste nuove generazioni, causando guasti che per porvi rimedio non basteranno molti decenni, ma occorre la ferma volontà di cambiare.

In questo terribile periodo storico di confusione d’idee e di ruoli, un’Europa per nulla “europea” langue, mentre nel resto del mondo avanzano le economie di grandi Stati liberi e meno liberi che mantengono alta l’efficienza dei loro eserciti, poiché essi garantiscono la pace. L’Italia, ardente europeista, sopravvive soltanto quale serbatoio europeo di migranti. Sottomessa senza avere alcun titolo a discutere progetti e decisioni è ancora la piccola Italia che mendica contributi in denaro e fa incauti debiti per non fallire, al prezzo di essere servile e sollecita a tenere aperti i suoi confini.

C’è un libro di poco più di cento pagine che tutti gli italiani ma soprattutto i nostri politici dovrebbero leggere: “IL PACIFISMO NON BASTA” di Lord Lothian, editore IL MULINO.

 

Federazione degli Stati Uniti d’Italia

Un’idea sempre viva e attuale che salverebbe il paese è il progetto di una Federazione di Stati liberi e indipendenti: gli Stati Uniti d’Italia; potrebbe essere una forza dirompente in questa Europa macilenta. In basso è la copertina del libro di 110 pagine di Marcello Pacini e pubblicato nell’Aprile del 1994. Uno studio attento e compiuto su un programma che esaminava a fondo le due scelte: Stato Federale o Stato Unitario.

“Scelta federale e unità nazionale” di Marcello Pacini

 

In quel  periodo storico la Lega Nord, con una strenua e incisiva battaglia politica, aveva portato lo scompiglio nel tremebondo e pietrificato mondo politico italiano. La lega di Bossi percorreva l’Italia da capo a fondo come un ciclone, ponendo le basi per la Lega Centro e la Lega Sud. Nascevano giornali e ovunque esplodeva l’idea del federalismo. La Fondazione Giovanni Agnelli, aveva preso a quattro mani quest’idea e in due anni di convegni, dibattiti e ricerche, aveva raccolto le riflessioni che hanno dato origine ha questo interessante volume. I quotidiani illustravano il progetto e i giornalisti discutevano e scrivevano. Senza dubbio era stato un passo che preludeva a un evento straordinario; una vera rivoluzione nell’assetto politico della Repubblica Italiana. Ma…; quando in Italia si parla di cambiamenti politici, c’è sempre un “ma”; una congiunzione grande come un palazzo, sempre e dovunque presente quando anche solo si sfiora l’assetto politico statuale italiano, per cui si deve rivoluzionare tutto per non cambiare nulla, come ben affermava a suo tempo, il Nobile siciliano Principe Salina. Con la Lega Nord, in seguito, purtroppo, ci si è arenati e persi nella sabbia del deserto per cause più o meno accettabili che richiederebbero uno spreco inutile di carta e parole. Oggi si possono ben vedere e costatare in ogni ambito della vita dei cittadini piemontesi e italiani i risultati delle lungimiranti politiche delle sinistre che si autodefiniscono “progressiste”, ovvero, nella più fedele applicazione del pensiero espresso dal nobile Principe Salina.

Parlare di federalismo oggi, a questa categoria di politici è come credere nella magia o nei maghi; ma è un madornale errore, poiché mai dal dopoguerra la situazione generale del paese è stata così seria, per quanto si è deteriorata. Una realtà che nessuno di costoro neppure si sogna di mettere in chiaro, tantomeno la maggioranza del nostro governo che presenta riprese impossibili, inesistenti, inventate per convenienze politiche su basi astratte e elettorali. Sono menzogne costruite con la complicità di un’Europa distratta, chiusa nelle proprie crisi politiche, in maggioranze di governo frutto di estenuanti trattative. Tuttavia la Germania sopporta gli scossoni perché ha un’economia solida, ed è soprattutto, uno Stato federale, ben organizzato e decentrato, con cittadini che lavorano e producono come ogni buon tedesco sa e deve fare.

L’Europa Unita si è fermata allorquando non ha saputo costituirsi in una vera Federazione Europea; imputabili in buona parte gli “stati nazionali”, pacifisti a oltranza come l’Italia, in quanto “società chiuse”.

«Lo stato nazionale è la forma compiutamente sviluppata della società chiusa, Si ritrova così una verità elementare: la pace comporta la negazione di uno degli aspetti fondamentali che la storia ha sinora sempre presentato: “la società chiusa”, ovvero, la divisione politica del genere umano. Questa negazione è determinata, il che significa anche storicamente accertabile. Per passare dalla situazione governata dalla guerra a quella governata dalla pace bisogna eliminare i rapporti di forza tra gli stati e sostituirli con rapporti pienamente giuridici; bisogna cioè sviluppare sulla base della negazione del nazionalismo, il federalismo». (Da “Il pacifismo non basta”). Quindi l’Italia vuole “l’uovo e la gallina”. Sempre più accentramento dei poteri, non negazione del nazionalismo e nessuna divisione dei poteri.

“Il federalismo? Dopo il Duemila” da la Repubblica del 29 Ottobre 1994

 

“Un buon federalismo con i piedi per terra” da la Repubblica dell’anno 1994

 

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Un ravin ancreus, sensa vёdd-ne la fin (Un precipizio profondo, senza vederne la fine).

Ѐ una frase in piemontese, la mia prima, amata lingua, con la quale manifesto l’ira, che non più contenuta, diventa “funesta”, quando le situazioni e gli eventi che ci coinvolgono sono pessimi, non provocati da noi ma imposti e subiti da cause esterne, contrarie alla nostra volontà, al buon senso.

La vecchiezza, in fondo, è il bene dell’uomo, quando egli conserva una buona memoria del tempo passato, degli accadimenti sia positivi sia negativi vissuti nel corso della propria esistenza, l’età avanzata diventa uno strumento per commisurare, sulla bilancia della vita, l’esito finale.

La scuola salesiana ci ha indicato i percorsi da seguire: il lavoro, lo studio, il dovere, l’onestà, la volontà e la determinazione nel perseguire gli obiettivi individuali e di gruppo, ma sempre nel rispetto delle regole e del prossimo. In fondo a tutto poi ci sono i “diritti”, se il tuo esercitare ha avuto ragione di pretenderli; ma solo a questi patti.

Erano le regole e la disciplina teutonica che impartiva Don Trivero attraverso il trillo del suo fischietto, con il quale scindeva i diversi momenti della giornata: la prima adunata al mattino e guai a tardare di un solo minuto, un momento di raccoglimento in chiesa, poi l’entrata a scuola, la ricreazione, il veloce rientro, il doposcuola e l’ultima adunata per il rientro a casa.

Se infliggeva una punizione o dava qualche benevolo scappellotto, avvisava in nota sul diario i genitori che firmavano rincarando la dose con sonori ceffoni.

Nel nostro tempo non c’è più tempo. Tutto è stravolto, sfalsato, finto: quale lavoro? Quale studio? Quale scuola? Che cosa sono il dovere, il rigore e l’onestà? Quali obiettivi da perseguire quando c’è un vuoto totale d’idee? Quali regole, se oramai sono ritenute inutili?

L’esito finale non può essere che il fallimento; non esistono panacee e nessun’altra possibilità.

La grande crisi reale per mancanza di lavoro è una questione venuta prepotentemente alla luce all’incirca nell’ultimo settennio, causa la caduta del PIL, uno spaventoso debito pubblico l’insolvenza dello stato nei confronti delle troppe imprese creditrici. Una vicenda che si è degradata negli ultimi venticinque anni circa, con continuo calo della produzione e del relativo mercato, il trasferimento, vendita e chiusura delle grandi e medie aziende poi l’invenzione della tragica parola “ristrutturazione”, che poi significa mobilità, licenziamenti, la C.I.G.

Un quadro molto dettagliato della situazione l’ha fatto Luciano Gallino in un suo libro che sotto riporto in copertina per il suo titolo molto eloquente. Un libro che tutti gli italiani dovrebbero leggere, in particolare i piemontesi.

L’Artigianato

Il mio riferimento sul mondo del lavoro lo rilevo dal settore artigiano, che è il polso reale dell’economia imprenditoriale; se la grande industria investe, lavora e produce, si muove anche l’artigianato, in caso contrario tutto rallenta e oramai troppo spesso, si ferma. Tuttavia questo settore, che è costituito da imprenditori che rischiano in proprio e sono a diretto contatto con il mercato, ha trovato, anche in questa grave crisi, risorse e alternative rapide ed efficaci, sono aspetti che la grande industria non può avere, proprio per la sua dimensione. Tuttavia il prezzo da pagare è stato, ed è carissimo per perdita dei posti di lavoro, chiusura d’imprese e troppi maestri artigiani anziani senza avere il valido ricambio.

Vedi tabella.

ANDAMENTO OCCUPATI NELL’ARTIGIANATO
 
Anni Imprese Autonomi Dipendenti Occupati Totale
2007 135.639 179.511 134.022 313.533
2008 136.501 181.099 133.243 314.342
2009 135.529 178.866 122.191 301.057
2010 135.355 176.995 119.563 296.558
2011 136.070 176.007 118.606 294.613
2012 133.000 173.000 114.516 287.516
2013 129.503 169.980 109.212 278.192
2014 126.142 157.572 115.211 272.783
2015 125.228 151.601 107.110 258.711
2016* 123.277 145.700 107.724 253.424

*elaborazione da ultimi dati Regione Piemonte Osservatorio dell’Artigianato 30/6/2016

 

L’andamento occupazionale di lavoratori autonomi e dipendenti nell’artigianato per gli anni 2007 – 2016 indicati nella tabella e nel grafico evidenzia una progressiva diminuzione; infatti dalle 313.533 unità lavorative del 2007 si scende a 253.424 del 2016, con una perdita complessiva di 60.109 posti di lavoro; mentre nell’anno scorso si è registrato un calo di 5.287 occupati.

 

Cassa integrazione in deroga

A seguito delle intese tra Regione Piemonte/INPS/Parti sociali, la Cig in deroga è stata estesa a tutti i settori, incluso quello artigiano, con la finalità di contribuire al superamento dell’emergenza occupazionale derivante dalla crisi economica che ha interessato tutti i comparti produttivi del Piemonte. Le domande di Cig in deroga al 30 novembre 2016 sono state 3.531 di cui 2.547 presentate da imprese artigiane. I lavoratori coinvolti complessivamente sono 10.177 di cui 5.290 dipendenti d’imprese artigiane. Le ore di Cig in deroga, per il periodo preso in esame, relativamente al comparto artigiano, si attestano a 1.893.288 sul totale di 3.659.164

La diminuzione dell’utilizzo della Cig in deroga negli anni 2014 – 2015 -2016 è dovuta anche al fatto che le regole di fruizione della stessa sono mutate, prevedendo nel 2014 il finanziamento per 11 mensilità, nel 2015 per 5 mensilità e nel 2016 per 3 mensilità.

DOMANDE CIG IN DEROGA 2016
Tipologia aziendale Domande Lavoratori Ore CIG
 Artigiane 2.547 5.290 1.893.288
 Non artigiane non cassa integr. 792 2.569 933.238
 Non artigiane cassa integr. 14 561 219.716
Altre 178 1757 612922
TOTALE 3.531 10.177 3.659.164

*elaborazione dati Regione Piemonte Osservatorio Mercato del Lavoro al mese di novembre 2016

 

Come accade da molto tempo, il settore artigianato è, come si dice, “l’ultima ruota del carro” per i vari governi succedutesi in passato ma mai come nell’ultimo settennio, pur contribuendo per l’11% al PIL. Tuttavia il settore opera come meglio può nella speranza che cambi il clima politico verso una vera libertà d’impresa.

Sugli sperperi in denaro della RAI, su immigrazione e Sanità pubblica.

Sempre e solo parole che mangiano parole, troppe e inutili come gli sperperi inverosimili e i costi spropositati in risorse e denaro pubblico della Rai TV nazionale (che tale non è) con spettacoli fantasmagorici e sciocchi, fatti per confondere i cittadini. Per i politici è indispensabile obliare gli abnormi errori perpetrati dai loro governi di sinistra per riempire spazio e tempo; confondere la gente con il calcio, le risate, le canzonette, i ridicoli film TV, i programmi boccaceschi, i quiz diseducativi, sciocchezze di ogni genere e per finire i canti delle sirene. In pochi anni il livello è sceso sotto zero; quasi mai all’ascolto la buona musica e il bel canto, come, ad esempio, ripresentare l’operetta, sconosciuta ai giovani. La televisione, oramai strumento di proprietà della sinistra, fa solo politica; una macchina mangiasoldi tutta da rifare. C’è da riflettere sull’ultima, pasticciata puntata della “PROF”, che nell’aula di una scuola, in modo neanche troppo sottinteso, la scolaresca rigorosamente multietnica, taccia italiani e piemontesi di razzismo, quando extracomunitari e africani li abbiamo ogni dove e molti di loro non sanno neppure perché sono qui.

Si sta iniziando a pagare lo scotto della colpevole sottovalutazione del problema immigrazione extracomunitaria a livello sanitario.

Un problema enorme per la disastrata sanità pubblica, oramai inerme di fronte di migliaia d’immigrati africani che entrano in Italia senza nessun controllo medico, mentre i nostri figli e nipoti sono costretti a digerire cocktail di vaccini vari, purtroppo resi necessari per premunirsi dalle infezioni.

Da un’intervista al Dott. Alfredo Guarino sul “Corriere del mezzogiorno” di Napoli del settembre 2017; l’argomento è la poca attenzione rivolta ai casi di malaria e tubercolosi.

Il fatto della bambina di 4 anni morta di malaria a Trento, ha scatenato preoccupazioni e paure per il contagio di questa pericolosa malattia creduta scomparsa.

Il dott. Guarino, specialista di malattie infettive nell’ospedale di Napoli, spiega che nella sua lunga carriera ha visto migliaia di bambini colpiti da queste malattie infettive, e che oramai dobbiamo fare l’abitudine ed essere preparati di fronte  a queste masse d’individui che arrivano da aree a rischio. Il problema è serio, per cui la situazione che si è rapidamente creata, va affrontata in modo radicale per evitare il contagio. Tuttavia il medico afferma che c’è un altro dato preoccupante: Ho visto più casi di tubercolosi negli ultimi due anni nel mio reparto, di quanti abbia registrato nei trent’anni precedenti; e spiega che in Francia tutti si vaccinano contro la tubercolosi; purtroppo in Italia la soluzione sarebbe bocciata in partenza. I pazienti affetti da queste malattie infettive sono da curare, aspetto molto difficile, in particolare per i bambini che vivono nei campi Rom, perché questi sono migranti senza una dimora stabile. E racconta la storia di un bambino Rom affetto da tubercolosi,  che il medico voleva curare e gli aveva chiesto dove abitasse per portare le medicine. Il bambino aveva dato un’indicazione approssimativa del campo, che poi il medico non era riuscito a trovare. In seguito aveva poi saputo che il ragazzino era morto.

L’immigrazione africana oramai ha altri interessi; si è trasformata nella nuova cultura economica post-industriale italiana; un affare probabilmente redditizio, molto pubblicizzato e sponsorizzato dalla TV nazionale mediante decine di sedicenti associazioni che chiedono continuamente denaro.

Del fenomeno migrazione s’interessano anche le più grandi banche d’affari del mondo.

 

Zero Hedge 22 agosto 2017

Un nuovo studio appena pubblicato da Goldman Sachs potrebbe adesso aggiungere ancora più benzina al fuoco: in esso si legge che, esattamente come denunciato da Roma, l’Italia è il paese meno adatto ad assorbire i migranti. Ciò si deduce sulla base di tre indici di integrazione: (1) integrazione economica; (2) integrazione sociale; e (3) efficacia delle politiche.

Non sarà una novità per i lettori abituali, ma la Goldman espone il problema in questi termini:

“I flussi migratori verso l’Europa sono in evoluzione, e i paesi non hanno tutti la stessa capacità di integrare i nuovi arrivati. I migranti che attraversano il Mediterraneo provengono in misura sempre maggiore dall’Africa sub-sahariana piuttosto che dalle zone di guerra del Medio Oriente. I paesi di destinazione sono sempre più l’Italia e la Spagna, mentre i flussi attraverso Grecia e Balcani occidentali verso la Germania si sono ridotti, soprattutto a seguito dell’accordo UE-Turchia e l’imposizione di controlli più stringenti alle frontiere.”

Su quest’aggrovigliata situazione una buona parte di responsabilità è da attribuire alla Cancelliera Dr. Angela Merkel per la sua esplicita, quanto improvvida dichiarazione fatta sul finire del 2015 alla TV tedesca; nel suo intervento si era espressa con queste parole: «…siamo ricchi, quindi possiamo accogliere questi emigranti…». E arrivarono a migliaia.

Non era ben chiaro se a essere ricchi, si riferiva alla Germania o all’Europa, comunque il governo italiano e la chiesa si erano lanciati subito a tutta velocità nell’accoglienza sfrenata senza minimamente curarsi della quantità da accogliere e sistemare e soprattutto chiedere, in qualche modo, un parere ai cittadini, anche in questo caso, scavalcati.

Il governo, in quest’affare, aveva intravisto delle convenienze politiche e non solo: sull’acquisizione di numerosi, facili voti e nel frattempo forti contributi europei da incassare sulle spalle di questa povera gente e guai all’Austria che voleva fermarli; subito Gentiloni si era unito alle minacce contro la stessa Austria. Circa un paio di mesi prima delle votazioni in Germania questi toni minacciosi della fanfara di governo italiana e del Papa si erano alquanto abbassati, riconoscendo utile un rallentamento e maggior rigore alle frontiere ma i madornali errori erano già stati fatti.

 

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